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La fine del BTP è la rinascita dell'Italia

L’Unione bancaria europea manda in soffitta l’investimento principe degli italiani
Di: Massimo Figna, Riccardo Sabbatini, Alberto Cordara

9788868960445
142
16,00
2015
Finanza e Finanziamento d'impresa
Saggi


La fine del BTp segna l'inizio di una rivoluzione destinata a cambiare il modo di pensare la finanza in Italia.


La stagione d'oro del BTp sta finendo per sempre. Le cause di questa "morte" sono molteplici: un periodo di bassa crescita economica e bassa inflazione in Europa schiaccia al minimo i rendimenti dei titoli. La fine del BTp è soprattutto il frutto del processo di integrazione finanziaria in Europa, che ha avuto due tappe fondamentali nella nascita dell'euro e nell'avvio dell'Unione bancaria: il modello di vigilanza sovranazionale che nel novembre 2014 ha trasferito i maggiori gruppi bancari europei sotto il controllo diretto della Banca centrale europea. L'imponente piano di acquisto di titoli pubblici (il "quantitative easing") annunciato nel gennaio del 2015 dalla Bce di Mario Draghi è la conseguenza di quelle scelte. E contribuirà ancora di più ad appiattire i rendimenti dei titoli pubblici.

Gli effetti di questa nuova stagione per l'Italia e la sua industria finanziaria saranno imponenti. Per il Paese si tratta di una vera rivoluzione copernicana che può aprire nuove opportunità per i risparmiatori e per le imprese. La riallocazione degli investimenti, dai titoli di Stato verso altre destinazioni (azioni, obbligazioni, fondi d'investimento), contribuirà all'ammodernamento e allo sviluppo dei mercati finanziari. Nel settore bancario, le esigenze di patrimonializzazione imposte dalle nuove regole di supervisione stanno determinando un significativo razionamento del credito. E, se è vero che ogni punto di riduzione del costo del debito italiano vale l'1,4% del Pil, il calo dei tassi sui titoli decennali può consentire di liberare risorse per finanziare gli investimenti e la crescita del Paese. È un'occasione da non perdere.

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